Rubrica FRANCHINI - 13°argomento di discussione [1 Mar. 2010].
Continuo con «l’uniformità d’applicazione della normativa» e «la lettura della corsa, ovvero l’interpretazione tattica da parte del giudice in servizio (2^ parte)», già in esame nella 1^ parte del 15.02.2010, nella quale è stata richiamata l’attenzione sull’uniformità d’applicazione. Si tratta di due argomenti diversi, talvolta si presentano insieme, in ogni caso sono ambedue importanti nella gestione di una gara da parte dei giudici in servizio. I predetti aspetti possono influenzare fino ad interferire, se riguardano i fatti di corsa, sulla validità del risultato sportivo finale e, quindi, di spettanza ragguardevole per chi deve assicurarne la regolarità, in altre parole, in primis, gli stessi giudici di gara. La lettura della corsa, ovvero l’interpretazione tattica da parte del giudice in servizio.
Quest’aspetto è propriamente relativo all’ordinata gestione della gara, nel momento dello svolgimento, quindi, principalmente richiama la prevenzione (compresa la corretta movimentazione delle auto tecniche, quando previste) ed in seconda battuta l’individuazione coerente delle infrazioni dei «fatti di corsa», più che l’inasprita applicazione delle sanzioni, in modo generalizzato.
In sintesi, «l’interpretazione tattica della corsa» ha come concreta corrispondenza pratica quando il giudice in servizio viene a trovarsi «nel posto giusto al momento opportuno», applicabile a tutte le specialità delle corse ciclistiche. La frase bene intuitiva tuttavia necessita, a mio avviso, di successive esplicitazioni:
· «Il posto giusto» ha connotazioni sia per lo svolgimento dell’intera gara sia per il «il serpentone di tutti i corridori» in movimento o almeno per quegli atleti che fanno la corsa, quando il riferimento è al presidente di giuria, mentre per i componenti del collegio la citata connotazione è ristretta alla zona dove in ogni momento operano i singoli giudici e, quindi, può variare via-via, lungo il percorso e secondo le disposizioni fornite dallo stesso presidente.
· «Nel momento opportuno», invece, assume in pratica una prerogativa discontinua nel tempo di svolgimento della corsa ed è oggettivamente facile supporre, nelle diverse fasi della gara, ad esempio su strada che il superamento di un’asperità, la caccia ai fuggitivi, il rientro dei ritardatari, la «trenata» della squadra per portare il velocista in volata nella posizione di lancio, ecc., appartengono al quel confacente lasso di tempo e di percorso.
I giudici di gara più attenti e capaci nella «lettura della corsa» storceranno il naso ed hanno da ridire in merito, ovvero che il momento opportuno è «sempre» e non è facile dargli torto ma poiché ho sovente indicato che la discussione verte sull’applicazione pratica, mi si dovrà dare atto che durante una competizione ci sono momenti che «la gara scorre via nella normalità»: questo non vuol dire che il giudice in servizio deve «spegnere» l’attenzione ed il ragionamento tattico [«il giudice dorme!» come riecheggia in carovana] ma altresì è altrettanto vero che mantenerli alti quei valori per lungo periodo è difficile e personalmente preferisco la massima intuizione, lucidità ed acutezza quando c’è necessità.
La «lettura della corsa», e con essa «la soluzione tattica», non è né facile né immediata e ci sono due modi, a mio avviso, per raggiungerla durante la corsa:
· i giudici di gara che, bontà loro, la ricevano come istinto da madre natura, e sono pochi ma certamente i più bravi, solamente, però, se sanno coltivarla senza presunzione;
· ci sono invece quelli, e sono il numero maggiore, che, in umiltà, con l’esperienza e l’applicazione, con il ragionamento sanno incrementarla fino ad ottenere un’affidabilità concreta nella gestione della corsa.
Infine, restano chi pur avendo l’istinto non hanno né la voglia né l’ambizione applicativa, oppure che manchino anche dell’istintività e se indovinano l’interpretazione, non se ne rendono nemmeno conto. Se osservate qualsiasi evento sportivo, vi accorgete subito che esiste in ogni disciplina questa suddivisione anche nei giudici di gara o arbitri: di là dall’errore umano del singolo giudice, che sempre ci sta, è inevitabile che emergano, da questo caso, delle interferenze sul risultato sportivo finale.
E’ altrettanto ragionevole dedurre che il giudice in servizio che non conosce bene la normativa, che non «prepara la corsa», che non partecipa alle riunioni di aggiornamento (se queste sono organizzate!), che dall’eventuale errore non ne trae un insegnamento, persino nell’immediata fase successiva della stessa gara, senza farsi prendere dall’abitudine caratteriale di sufficienza che porta a non voler guardare agli eventi che si succedono od ai colleghi più attenti e preparati, per migliorarsi, in altre parole semplici: «se il giudice non vuole coltivare in concreto il proprio orticello», difficilmente potrà raggiungere un accettabile «interpretazione tattica della corsa».
I giudici italiani in attività, per fortuna loro, nelle diverse categorie dei corridori e delle specialità ciclistiche nelle quali sono designati, per la casistica dei fatti di corsa che accadono nelle nostre gare, buona parte di costoro sono, in genere, incoraggiati a formarsi e, quindi, nell’iter dell’attività dopo poco tempo hanno già raggiunto un’esperienza «nel capire, nell’intuire l’andamento della corsa», in un modo assai ordinato e secondo criteri definiti, con una caratura di valore che dovrà essere necessariamente più ragguardevole per chi solitamente è designato alla guida della Giuria.
A mio avviso, per quanto menzionato, al Presidente del collegio spetta, quindi, la «guida» inequivocabile (formata da interpretazione e coordinamento) nei confronti degli altri giudici in servizio, espressa da informazioni precedenti la partenza e soprattutto durante la corsa, fornite queste in successione nei momenti cruciali e decisivi dello svolgimento dell’evento. Le notizie, possibilmente non troppo frequenti e riguardanti lo spostamento e la posizione, sono la conseguenza di una «perspicace lettura della corsa» che il presidente avrà continuamente elaborato sulla base del «serpentone corridori» in movimento ed il «restante percorso» da compiere. Riguardo ai Componenti, invece, ricevute le disposizioni, spetterà a loro, singolarmente od in collaborazione, (ad esempio nelle gare su strada fra giudici in auto e in moto), toccherà a loro effettuare la «lettura tattica» della corsa concernente la sola zona di spettanza e poi controllando/dirigendo scrupolosamente quella parte. Al presidente dovrà essere comunicato solamente quanto in autonomia è attuato.
Ogni interferenza fra i giudici in servizio, nell’ambito di una giuria, molto spesso crea solo confusione e di conseguenza si ha perdita «d’interpretazione tattica della corsa», con le conseguenze deleterie citate fin dall’inizio. E questo lato negativo non riguarda più solo il singolo Giudice ma tutta l’operativa della Giuria.
Sovente accade con i Commissari int.li stranieri, designati UCI nelle corse italiane, ma anche talvolta con i Presidenti di giuria nelle gare regionali, che avviene questa dannosa interferenza con gli altri giudici in servizio: l’approfondimento pratico, questa volta, è proprio in merito e si colloca in una gara su strada.
Riguardo ai Commissari int.li non attiene solamente alla loro abitudine, peraltro comprensibile per l’inquadramento e la rappresentatività che esercitano, di portarsi sulla testa della corsa nel momento cruciale della gara, quanto perché cosi facendo conseguentemente si devono attuare dei sostanziali e non consueti spostamenti dei giudici in azione: avviene, quindi, che questi non sempre siano correttamente coordinati. In tale modo il componente che, ad esempio, si trova sulla testa della corsa, dovrà improvvisamente scalare, spostandosi verso la coda, senza avere più un punto di riferimento preordinato e dovendo effettuare via-via, in rapida successione, la «rilettura tattica della corsa» interessata dal suo movimento: il giudice italiano, invece, abituato pressoché fin dall’inizio dell’attività o del nuovo inquadramento a posizioni determinate, ad indicazioni e disposizioni definite, a schemi ordinati che derivano dall’esperienza acquisita, perde così i preziosi ragguagli, tenta allora di fare del suo meglio ma come si dice «nessuno fa i miracoli» ed anche «l’interpretazione tattica», temporanea o definitiva, della corsa talvolta non può essere più quella accurata per una valida gestione della stessa.
Non sempre, nonostante l’impegno dedicato, il Commissario Int.le italiano, che fa da coordinatore nella giuria (e che maggiormente subisce l’evidenza menzionata), vuoi per l’ormai prossimo arrivo, vuoi per le interferenze nelle comunicazioni radio a seguito dei distacchi esistenti fra i gruppi e/o dalla conformazione del terreno, egli non sempre riesce, quindi, a riordinare al meglio e tempestivamente la giuria (è arduo dal caos, nel mezzo alle «ammiraglie», dove tante volte egli si trova, e da lì improvvisamente coordinare i giudici e tutto quanto avviene fino alla testa della corsa); ecco allora che il controllo, la conduzione della gara non sia più così precisa com’era prefigurabile e talvolta dei giudici sono costretti a «vagare» e, di fatto, avviene la conseguente privazione di validi collaboratori nella Giuria.
Non dico un’eresia evidenziando che talvolta, in questa fase, dei validissimi giudici naz.li sono messi in difficoltà e non è infrequente, anche se essi hanno la capacità di «interpretare tatticamente la corsa», derivante dall’esperienza acquisita, che il controllo della gara, nel momento finale, diventi a mio avviso discutibile perché non c’è più coordinazione ed ognuno fa da sé, mentre il Presidente di giuria UCI transita sull’arrivo con i primi concorrenti: è noto, infatti, che quella posizione non consenta né l’appropriata «lettura tattica della corsa» né la migliore «regolazione della giuria».
Altrettanto accade con taluni presidenti di giuria regionali, tuttavia, in questo caso, perché essi non si dedicano come necessario «nell’interpretazione tattica» della corsa.
Continuiamo insieme ad analizzare la «lettura della corsa», in altre situazioni e nelle diverse specialità ciclistiche:
· in quelle come la pista, il bmx, il ciclocross dove il campo di gara è tutto, o quasi interamente, sotto gli occhi della giuria in servizio, con i giudici che esercitano i loro controlli appiedati, quindi con limitati condizionamenti dinamici. La «lettura della corsa, più precisamente la soluzione tattica» è univoca per tutti loro, od almeno teoricamente dovrebbe essere così, in altre parole i giudici sono abilmente intercambiabili, con l’eccezione della mansione specifica del giudice d’arrivo e, per la capacità di gestire l’evento e soprattutto la giuria, quella del presidente. In queste specialità la «lettura della corsa» è intesa in modo un po’ atipico rispetto ad altre, richiedendo di mantenere costantemente alta l’attenzione e la concentrazione per tutta la prova, in qualsiasi condizione ambientale, e di ipotizzare dei momenti critici sui quali convogliare l’intuizione [la «lettura della corsa» richiede anche di riconoscere/dedurre il comportamento dei corridori, fin dal primo passaggio] perché tutte le infrazioni devono essere individuate, anche se commesse in un batter d’occhio e con spregiudicatezza dagli atleti. Per questo motivo è talvolta ristretto il campo d’azione di alcuni giudici (ad esempio, quelli che operano sulle curve in pista o ai box rifornimento nel ciclocross, ecc.). Infine, frequentemente c’è anche «da contrastare», da parte del giudice, l’incidenza sul risultato sportivo finale per la «furberia» di qualche atleta.
· Nel fuoristrada MTB, invece, solo un breve tratto del percorso è controllato ed i giudici, appiedati, hanno limitati spostamenti dinamici. In questo caso è necessaria da parte del collegio «un’interpretazione tattica preliminare», prima della partenza, basata sul percorso. Dopodiché il presidente decide sempre definitivamente le posizioni iniziali assegnate ai componenti e tali restano fino a quando una diversa «lettura tattica» lo richieda. In questo tipo di corsa è impossibile controllare tutto il tragitto ed ancor più vale, per le infrazioni, il principio generale senza «se» e senza «ma»: «il giudice sanziona ciò che vede».
E’ inutile, quindi, predisporre i giudici dove i concorrenti non faranno mai o raramente un’infrazione (ad esempio, discesa rapida, tratti di percorso isolati da folta vegetazione oppure vicini ma a differenti altitudini dove il corridore ne trarrebbe solo svantaggio, presenza numerosa di spettatori, zone dove si collocano gli assistenti di percorso dell’organizzazione, ecc.). Ogni singolo giudice dislocato sul percorso, invece, da parte sua, dalla zona assegnata, dovrà compiere durante la corsa, un’autonoma e dinamica «interpretazione tattica», oltre a rilevare i passaggi con accuratezza: la conseguente azione è principalmente di prevenzione ed egli, quindi, non dovrà mai restare statico in una postazione, anche se nel tratto da controllare è compresa una zona di rifornimento/assistenza tecnica. Infine, senza dilungarmi troppo, gli ultimi 300/500 metri della gara e le anse di percorso, più distanti dalla partenza/arrivo, sono «tatticamente tratti cruciali» e della sua presenza il giudice in servizio «deve fornire certezze», ogni volta che il Presidente richiede una conferma e soprattutto nella riunione di giuria del dopocorsa.
· Nelle gare su strada, quando il «gruppo si mantiene compatto» i giudici in servizio, con spostamenti dinamici limitati ai tratti del percorso che di seguito si succedano e con tutti i corridori sotto controllo: «l’interpretazione tattica della corsa» è identica o almeno similare per i membri della giuria, con l’eccezione di intuire il/i motivo/i dell’azione dei concorrenti o delle squadre che sulla testa del gruppo fanno l’andatura, fissandola in memoria per le fasi successive [nota - assai spesso ogni azione dei corridori ha un suo fine]: in particolare questa riflessione riguarda i giudici che controllano la testa della gara. E’ da considerarsi, in genere, una situazione di corsa definibile «nella normalità».
Ben diversa è «l’interpretazione tattica» con l’effettuazione del «barrage» in salita, oppure nei chilometri finali quando ci sono gruppi di corridori, separati da brevi distacchi, mentre il vincitore è poi determinato dalla volata finale. Il «barrage» è sempre una cartina da tornasole per capire se il giudice sa «interpretare la corsa», anche perché sovente egli deve attuare di seguito un’azione pratica coerente, ancor più quando, come nei casi menzionati, è in gioco il risultato finale, nel rispetto della regolarità.
Nelle salite importanti, di solito, «l’interpretazione tattica» è tale che porta a «limitati barrages», fino a risalire al tratto dove si muovono i corridori che fanno la corsa e, nel rimontare, il giudice prende atto dei distacchi esistenti e valuta la freschezza dei corridori «velocisti» che possono rientrare in discesa e fare la differenza nella volata finale.
Ancor più è da aguzzare la mente, l’ingegno per stabilire una valida «interpretazione tattica» quando si sono formati dei gruppi di corridori e si va verso l’arrivo, con i «barrages» che devono essere rigorosi e selettivi: «l’intuizione» concreta del giudice deve consentire ai corridori, sulla testa della corsa, che abbiano l’assistenza dalle rispettive ammiraglie o dal cambio ruote ma al contempo nessun aiuto, anche solo psicologico, deve essere fornito ai gruppi che inseguono. I giudici interessati a questo controllo, nel frangente, devono compiere in sequenza continua la «lettura della corsa», rielaborando rapidamente le decisioni pratiche da adottare [nota - a mio avviso, tutto questo vale anche nelle «gare regionali» e non ci può essere in atto la sola decisione del direttore di corsa, anche se a lui compete la movimentazione delle auto. Sarebbe da parte del giudice un comportamento pilatesco, fino a divenire errore rilevante se è falsato il risultato finale].
Passo ora ad interloquire con i colleghi:
a) Riguardo «all’interpretazione tattica della corsa», ci sono sicuramente altri elementi da specificare anche riguardo alla metodologia attuata? Avete delle valide idee in merito ed esponetele.
b) Ritenete che, regolamentate, anche se al momento non ufficialmente approvate come «guida pratica» annessa al R.T., siano incrementate e pubblicate appena possibile delle regole tecniche e comportamentali, che supportano i giudici «nella lettura della corsa, favorendo l’intuizione tattica»? Fornite i vostri suggerimenti.
c) Ritenete, proprio in ragione della «interpretazione tattica della corsa» che debbano essere cambiate alcune impostazioni schematiche, riguardo alle posizioni assunte dai giudici in servizio, ai mezzi utilizzati dagli stessi durante la gara, alla composizione delle giurie? Fornite la vostra opinione, riguardo alle diverse specialità delle corse, strada, fuoristrada, pista, ecc.
d) Descrivete, con parole vostre, come impostate il modo «di leggere la corsa» nelle varie fasi dell’evento ed a seconda della specialità. Riportate la vostra opinione, nell’ambito di una gara, come armonizzate i diversi modi di «interpretare tatticamente le fasi della corsa» da parte dei giudici in servizio e se possono convivere senza che ne risenta la gestione della stessa gara.
e) Il Presidente di giuria vi ha dato delle indicazioni, delle disposizioni precise, riguardo alla sua «interpretazione della corsa», e di che tipo? Viceversa i Componenti di giuria, nelle diverse mansioni, hanno effettuato una propria «lettura della corsa», nel tratto di competenza, e l’hanno poi comunicato (in vari modi) al presidente? Riportate se è stato raggiunto un oggettivo modo di gestire la corsa, sia in termini di pratica prevenzione che di individuazione delle infrazioni, così da ottenere un’uniformità d’applicazione (o di esclusione) delle sanzioni?
Aspetto, quindi, le Vs. risposte, a seguire di questa lettera, sul forum dei giudici gara, nel sito informatico riservato della federciclismo [per chi accede per la prima volta: «www.federciclismo», cliccare sul portale FCI su «Giudici di gara», infine cliccare su «Forum…»].
Con quest’argomento terminano i sei mesi d’impegno preso con il presidente Biancalani, iniziato il 1° settembre 2009, proprio ora che i giudici di gara ricominciano in forze a scendere sui percorsi di corsa. Mi auguro di avere, in qualche caso, stuzzicato l’attenzione.
Qualora la CNGG ritenga positivo richiamare ancora delle situazioni attinenti che accadranno durante le corse da ora in avanti, con cadenza mensile continuerò con questa rubrica.
Ai neo colleghi, poiché i giovani oppure quelli da poco tempo in ruolo hanno più spirito critico, dedico questo inciso: in una categoria specialistica, la critica sugli aspetti tecnici da parte delle competenze, qualunque siano, è sempre positiva e costruttiva (ma anche doverosa), mentre quella proveniente dai «generici», non serve a niente e talvolta è solo disgregatrice.
Sono cambiati i tempi, si dice, ma mancando l’interesse dei nuovi e più giovani giudici, soprattutto senza la loro analisi critica della normativa e dell’applicazione pratica, sulla categoria cala lentamente un «effetto soporoso», si «arrocca solo in se stessa» e non cresce più tecnicamente!
A voi la parola. E con i cordiali saluti, ognuno accolga il mio grazie per l’attenzione.
Cosimo Franchini